Senza titolo

Intanto inizio a scrivere, il titolo può anche mancare. Ho imparato che posso fare a meno di:

Famiglia

Amica del cuore

Speranza

Che a scrivere così di getto, qui, dove nessuno mi legge, è la miglior cosa.

Nervosissima.

Perché quella stronza della parrucchiera che ha i capelli perennemente in disordine, sporchi, quasi oliati, mi ha tenuto in attesa un’ora, Dove reprimevo un’uscita di scena plateale. Ma mi sono contenuta, perchè dopo aver esclamato: è un’ora che sono qui e non mi sono accorta! Mi ha tinto. La stronza. E poi, visto che stava asciugando una chiacchierona noiosissima coi capelli CRESPISSIMI mi sono contenuta ancora dicendo, a chi intanto mi tamponava dopo lo shampoo, “asciugami tu come viene viene che io voglio andare via”. Così. La stronza. Lascia la cresposa e mi asciuga e le vieto di tagliarmi la frangetta. Che io voglio andare via, che se ha dei ritardi sulla scaletta ha il mio numero di telefono e magari io faccio altro.

Ohhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh la donnetta qui presente è INSOFFERENTE.

Ma

Ho fatto a meno della famiglia, dell’amica del cuore e della speranza. Che se mi addormento da viva e mi sveglio da morta è una consolazione.

Ecco, vado a buttare il vibratore mai usato che mi hanno regalato. Almeno muoio da persona acida quale sono.

Tango

Sono andata alla milonga solo perché era di pomeriggio ed era un’occasione per stare con le mie amiche. Non avevo nessuna intenzione di mettermi in gioco: volevo restare “tra le quinte”, come in riva al mare senza bagnarmi i piedi.

Con gentilezza, una presenza preziosa mi ha convinto a togliere gli stivali e indossare le scarpe da tango. Anche di fronte alla cortesia di due signori che volevano cedermi il posto in prima fila per rendermi più visibile, ho provato a schermirmi, spiegando con sincerità che non ero preparata e che preferivo restare nell’ombra.

Ma uno di quei signori è riuscito a incrociare il mio sguardo e mi ha invitata. Nonostante io continuassi a sentirmi inesperta, lui ha saputo trasformare quel momento in qualcosa di speciale. Anche se ha infranto il “galateo” della milonga dandomi qualche indicazione, lo ha fatto solo per aiutarmi a rilassarmi, a respirare, a sentire.

Disciplina

Cosa che non ho ma è il mio buon intento. Per eliminare l’ansia superflua. Affrontare SUBITO le questioni da risolvere. Nulla di eroico, eh. Ma sono bravissima a procrastinare anche le inezie. Tipo le analisi del sangue. Solo perché mi riesce difficile uscire di casa senza aver bevuto il caffè. Così, ho la ricetta della dottoressa e la prossima settimana procedo. Perché se non lo faccio la mia mente è sempre lì, a causarmi un pensiero che mi distoglie dalla cosa che desidero di più. La gioia.

Oggi pomeriggio, per esempio, dovrò sperimentare una cosa che negli ultimi anni mi procurava gioia al solo pensiero. Andrò ad una milonga pomeridiana. Io che sono un’asina e che a parte le due/tre scuole di tango e qualche stage non ho mai fatto una lezione privata. Io che forse sono quella che ha l’abbraccio perfetto, del tutto naturale. Ma non ho più il desiderio di darlo o di riceverlo. Comunque, andare in una milonga ha sempre il pregio di potermi vestire da femmina ed ascoltare della buona musica.

Sole

Non mi crede nessuno se dico che non sono per niente una persona solare. Non che io finga quando parlo quando sorrido quando rido quando mi scappa una parolaccia ma è come una ciliegina sulla torta.

Non so vivere altrimenti.

Non so vivere senza sorridere parlare ridere e dire qualche parolaccia.

E questo fa di me una persona solare. SIMPATICISSIMA. La numero uno, come mi è stato detto l’altro giorno da una persona che non è che abbia un vocabolario così ampio per esprimere meglio il concetto.

Ma io non sono per niente solare, ho le mie paturnie e allo stato attuale non vedo nulla di positivo per cui valga la pena sperare. Eccetto una vincita al superenalotto, ovvio.

Per il resto sono una frana nelle relazioni umane e sto invecchiando e ancora non imparo come si fa.

Il grande cocomero

Il film che ho visto, con un Castellitto giovanissimo, era veramente delizioso. Magari se mi viene voglia, ma sicuramente no (sono pigrissima a livello cerebrale in questo periodo), lo cerco e lo rivedo.

Però

Devo mettere in conto che il mio cocomero sia già passato. Ma questo vuol dire perdere la speranza in ogni cosa? Oppure apprezzare le “piccole” cose della vita? Una casa bellissima, ad eccezione del lampadario in camera da letto che dopo quattro anni ancora mi ostino a non comprare. Un lavoro che mi disgusta ma che mi lascia parecchio tempo per me e uno stipendio. Il panorama, il paesaggio, gli odori, la cerchia di affetti sinceri, le lacrime e le risate, il tango che prima o poi mi innamorerò di nuovo e tornerò nelle milonghe con le mie gambe lunghe.

Ma non mi basta.

Io voglio di più. E non oso sperare per evitare di rimanerci ancora più male.

Ricetta per innamorarsi

E’ successa una cosa strana. Ho letto un libro di Donato Carrisi, non uno dei migliori, ma pur sempre un thriller. Eppure, mi sono sentita addosso tutta la nostalgia dell’amore. Dato e ricevuto. Ma uno di quelli che ti faccia sorridere la mattina con una tale voglia di alzarsi in piedi perchè ogni minuto a letto è tempo perso (se il soggetto di tale amore non giace affianco, ovvio).

Il libro e non solo. L’altra settimana, prima della tracheite diagnosticata, ho cercato rimedio in farmaci da banco. Il farmacista lo avevo conosciuto ad una cena organizzata da mio cugino per festeggiare gli ics anni della sua attività. Tutti luminari, io invitata col tacito patto di fare da autista a mia zia. Eravamo seduti vicino, a fianco sua moglie. Muta, un po’ scontrosa o timida. O forse, taciturna. Chiacchiere tranquille, il consiglio della lavanda per placare la mia ansia. Che poi sia passata allo Xanax è altra storia.

Così, entro nella SUA farmacia. Senza sapere che fosse la sua. Ahhhhhhhhhhh, sì, mi ricordo! Mi fa. Hai la stessa faccia di tuo cugino (ma quando mai!). Due parole allegre, sì sono tornata in zona, il lavoro da pendolare era faticoso, poi mi son dovuta scontrare col l’eccessivo tempo libero che la mancanza del viaggio mi aveva creato!

Esco. Diretta al supermercato lì vicino. Dei messaggi su messenger di un tipo il cui nome non mi diceva nulla. Ma il viso …. sì, è il farmacista. 17 anni più giovane di me. Del corteggiamento di cinque anni prima. Io? Vuoto, amnesia che Alzheimer scansati.

Settembre 2020. Ci metto un secolo a collegare il tutto, anche perché a settembre 2020 ero quasi sul baratro di un innamoramento insano per un uomo sposato che aveva una vita parallela con infinite relazioni mordi e fuggi.

Mi manda uno screenshot di una nostra conversazione. Le mie gambe lunghissime. La crema nivea. Non glielo scrivo ma me lo ricordo il tipo. Un ragazzino. Liquidato.

E mi chiede se un po’ io gli piacevo. Non è l’età. Ammetto. Ma la fede al dito che hai. Peccato, mi fa.

Ecco, in questa settimana di tracheite e toy boy sposati e thriller che mi rendono romantica …. vorrei tanto innamorarmi.

La ferita dei non amati

Il libro l’ho anche comprato anni fa. Su suggerimento di Mago Gino. Ma non l’ho mai letto. Sono quattro anni che ho traslocato e i libri sono stati riposti in libreria alla rinfusa. Meglio il disordine dei generi e degli autori piuttosto che le scatole da svuotare. Poi, con calma, li metto a posto. Mi sono detta. Ma la calma non è mai arrivata,. Devo ritrovarlo per leggerlo.

Perchè ieri mi è stato detto, guardando un tramonto:

I colori di una giornata bellissima passata con te che sei una persona bellissima. Grazie. Per la tua tenerezza mascherata dalla paura di essere fragile.

Ecco, sono tenera, sono forte, sono fragile, sono scontrosa e … non amata.

Aperture

‘Rimanete aperti.

Lasciate spazio per i piccoli miracoli.

Continuate a stupirvi.

E datevi tempo.”

Non sembra, non lo vedo nemmeno io perché, da sempre, mimuovofacciocosevedo gente. Ma sono piuttosto disillusa con quella consapevolezza che è l’unica strada da seguire. Smettere di riporre fiducia, ma vivere le proprie emozioni e i propri sentimenti come un’arte, senza nessuna corrispondenza di amorosi sensi. Ho detto addio a così tante persone negli ultimi tempi. Non più bisognosa. Non mi rispetti? La prima volta è una tua responsabilità. La seconda, è tutta mia. Ecco perché la terza possibilità, e a seguire tutte le altre, non ci saranno più.

I miei miracoli indirizzati alla natura, agli odori, al cibo, ad un libro.

La famosa pesca a strascico dal recente passato

“Ciao, sono Claudio? Disturbo?”

Claudio, chi? Io che ho la memoria di tutto! Claudio???? E ho subito pensato all’ex di Anja. Un essere umano di sesso maschile, non un uomo. E che vuole? Ma non è questo Claudio. Ma chi???

Poi mi illumina. L’estate scorsa. Sì, siamo usciti un paio di volte.

Così ricordo. Era maggio. Un parlare di sè fino allo sfinimento, una vita familiare complicatissima, per sua responsabilità. Una ex o forse non ex moglie, una ex o forse non ex compagna rom con cui ha avuto un figlio successivo ai due di primo letto. E un sano bisogno di sc@pare. Che potrebbe stare bene anche a me, visto i paletti che ha messo. Ma è in piena stagione di caccia e scompare. Anche perché quel poco che c’è stato, a livello di sesso, è stato fantastico.

Beh, no. Sono appena tornata a casa dopo la camminata sportiva. Non mi faccio la doccia per uscire di nuovo, a cena con te. Domani lavoro e poi sarò fuori il fine settimana. Auguri!!!

Ma dopo cinque mesi ha già esaurito tutta la rubrica telefonica e sta facendo il ripasso????